“STORIE DEL CASTELLO DI TREZZA”: DUE GIORNI AD ACI CASTELLO PER LA NOVELLA DI VERGA CON LA MESSINSCENA FIRMATA DAL REGISTA NICOLA ALBERTO OROFINO

Una nuova produzione del Teatro della Città dedicata allo scrittore siciliano nell’anno del Centenario della morte all’interno del programma promosso dalla Regione Siciliana.

ACI CASTELLO (CT) – Un nuovo atteso appuntamento per le celebrazioni ufficiali del Centenario di Giovanni Verga promosse dalla Regione Siciliana – Assessorato regionale ai Beni culturali e alle Identità siciliane guidato da Alberto Samonà. Due giorni, questo mercoledì 14 e giovedì 15 settembre alle ore 21 in piazza Castello, per scoprire le “Storie del castello di Trezza”, una delle più belle novelle dell’autore siciliano che sarà portata in scena attraverso la nuova produzione dell’Associazione Città Teatro, in collaborazione con Artelè e con il Comune di Aci Castello, con la regia e l’adattamento di Nicola Alberto Orofino che dice: “Abbiamo deciso di portare in scena una novella proprio in quanto novella, senza ricorrere a nessun tipo di trascrizione teatrale, cercando di lasciare intatta la parola del suo autore, limitando al minimo l’adattamento per le scene”. Lo spettacolo è interpretato dagli attori e dalle attrici Egle Doria, Luana Toscano, Francesco Bernava, Alessandra Barbagallo, Daniele Bruno, Roberta Amato, Alice Sgroi, Lucia Portale, Luciano Fioretto, Alberto Abbadessa.


“Tutto il lavoro – spiega il regista – è stato quello di cercare un modo di portare sul palco il genere “novella”, operazione che nel caso di Verga, acquisisce un significato del tutto peculiare trovandoci di fronte ad un autore che ha rivoluzionato la qualità e la maniera di novellare”. Perché la potenza di questo testo risiede proprio nella sua paternità. “Verga – dice Orofino – cantore dei vinti, Poeta della Sicilia rurale, Verista, Impersonale, Darwinista, Naturalista: tutte definizioni, in verità un po’ troppo spicce, con cui si suole circoscrivere la sua attività letteraria. Ma a noi teatranti non può sfuggire  come certe sue tecniche di narrazione e costruzione dei personaggi, l’utilizzo continuo del discorso indiretto libero, l’uso di una narrazione corale che spia dall’interno le  storie, l’impiego di un linguaggio complesso e caustico, ironico e mai povero, intervallato da modi di dire, di imprecazioni inserite all’interno di una struttura linguistica colta,  agevolino una recitazione  snella, sobria, concretissima, lontana da quella sicilitudine di cui troppo spesso questo autore è stato gravato”.
Un’operazione complessa e una sfida per la compagine artistica catanese che si misura con una novella dove il castello stesso è il vero protagonista della storia. “L’ambientazione di questa novella – spiega ancora il regista – doveva essere così tanto importante per Giovanni Verga da finire per occupare praticamente tutto il titolo della novella. Fatto che sembra assurgere al ruolo di unico protagonista. Lo dimostrano le tante pagine dedicate alla sua descrizione che fanno pregustare l’atmosfera gotica e decisamente decadente che pervade nell’intero scritto. Del resto il castello è anche luogo ideale per questa storia perché concretizzazione di quella tensione fra desiderio e paure, attrazioni e repulsioni, che sono il magma emotivo dentro il quale Giovanni Verga si muove”.
Una storia che è anche popolata di fantasmi. “Fantasma è la prima moglie del barone d’Arvelo – continua Orofino – ma a ben vedere, fantasmi sono anche (per noi che la viviamo all’esterno) tutta la galleria dei personaggi che affollano la novella. Cameriere, guardacaccia, pescatori, servitù al servizio di un barone zotico, brutale, dispotico, scettico e superstizioso ad un tempo, ma in fondo sinceramente barone”.
Uno spettacolo originale, dunque, con cui il regista Orofino punta anche ad aggiungere un’interpretazione dello scrittore siciliano. “Credo che una certa revisione interpretativa debba contribuire ad aggiornare o per lo meno approfondire, alcune delle classiche definizioni di Verga. Studiare il mondo verghiano ha senso solo nella misura in cui possa contribuire ad una ridefinizione della nostra identità culturale e sociale, perché alla fine il vero obiettivo, come sempre nel gioco del teatro, siamo noi stessi, qui e ora, con le nostre debolezze e le nostre vittorie nei luoghi privati e pubblici delle nostre vite”. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito web www.verga2002.it

ufficio stampa
Maria Enza Giannetto (Teatro della città)
Michele Barbagallo (MediaLive)
13 settembre 2022

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